La tricologia è la specializzazione medica che studia la struttura e le funzioni dei peli e dei capelli e le affezioni del cuoio capelluto. Un medico specialista in dermatologia e venereologia è lo specialista che si occupa della cura delle problematiche che concernono il capello. 

La visita tricologica ha lo scopo di individuare anomalie che interessano il cuoio capelluto e i capelli. Spesso uno stile di vita stressante, abitudini alimentari poco sane e l’utilizzo di prodotti inadatti, possono portare il paziente a rivolgersi al tricologo per risolvere problematiche come la presenza di cute e capelli secchi o grassi, forfora, dermatite seborroica e alopecia. Attraverso la visita tricologica si valutano le anomalie del cuoio capelluto che possono essere alla base della caduta dei capelli, per poi prescrivere la giusta terapia tricologica che il paziente deve seguire.

La visita tricologica.

La visita tricologica si svolge in diverse fasi:

1. La raccolta dei dati anamnestici remoti e prossimi del paziente

Questo primo punto riveste importanza fondamentale: spesso è proprio la storia clinica del paziente che è utile per far comprendere allo specialista quali sono i dubbi, i problemi reali, e le situazioni attuali, rispetto alle aspettative del paziente stesso che si trova ad affrontare un presunto problema di capelli.

Compito del tricologo è quindi quello di ascoltare attentamente il proprio paziente per avere i primi dati che gli permetteranno poi di effettuare una diagnosi e definire una eventuale cura. 

Questa prima fase è quindi quella più importante: la stessa che potrà dire se il paziente dopo la visita, gli esami strumentali e la diagnosi, sarà in grado di seguire una terapia, ma soprattutto di fidarsi del proprio Dermatologo Tricologo e quindi, di affidarsi alle sue cure e (cosa fondamentale) ai suoi controlli periodici.

La situazione che ne deriva si chiama, con un termine anglosassone “compliance”, che significa “aderenza” ma anche “accondiscendenza” non solo alle terapie prescritte, ma anche al rapporto fiduciario che deve ineluttabilmente intercorrere fra il medico ed il suo paziente.

2. La raccolta dei segni clinici: la visita del cuoio capelluto e dei capelli

In questa fase, al paziente viene richiesto di sedersi su una poltrona o sedia per l’analisi generale dello stato dei capelli e del cuoio capelluto.
In questa fase si analizza la presenza di segni clinici che indicano una situazione patologica. [l’esplorazione, l’effettuazione di test manuali come il pull-test, il test al cartonfeltro, il test della scriminatura, la valutazione macroscopica delle radici del capello, sono i più classicamente effettuati.]

3. La Global – Photo

Grande importanza riveste questa procedura, apparentemente semplice, che il dermatologo tricologo effettua correntemente e comunque sempre, durante la prima visita: la fotografia digitale globale del cuoio capelluto ed i particolari (regione parieto occipitale, golfi fronto parietali) è imprescindibile non particolarmente per la diagnosi, ma soprattutto per il controllo e la risposta alle terapie.

4. La dermatoscopia in epiluminescenza del cuoio capelluto

Di recente introduzione, la dermatoscopia del cuoio capelluto (che si effettua allo stesso modo della dermatoscopia in epiluminescenza per il controllo dei nei) una tecnica anch’essa non invasiva, rapida ed indolore al paziente, garantisce una serie di dati che solo la valutazione digitale può garantire: dal diametro medio dei capelli (indice di progressione della calvizie) alla densità locale (che varia da uomo a uomo, ma che può subire variazioni settoriale o globali in particolari condizioni patologiche, non solo relegabili alla calvizie – vedi lichen plano pilare, areata cicatriziale in primis): ovviamente, in tale sede tralasciamo altri test invasivi e mininvasivi (dal fototricogramma, al tricogramma, alla biopsia del cuoio capelluto) effettuabili solo in particolari condizioni e dopo consenso informato su ogni specifica procedura.

5. La proposta terapeutica

Ciascun paziente, prima di una terapia deve poter comprendere a cosa serva quella terapia, cosa possa produrre quella terapia e per quanto tempo dovrà protrarre la stessa: nell’ambito del consenso informato verbale al paziente queste scelte saranno fondamentali, per quella “compliance” cui si faceva precedentemente riferimento.

7. La terapia

Una volta chiarita la diagnosi e proposta la terapia il passo è breve: la ricetta dovrà sempre essere accompagnata da una precisa posologia e modalità di somministrazione, poiché sovente il paziente può dimenticare come assumere od applicare un farmaco, dissolvendo quindi per mesi i potenziali benefici di una terapia adeguata.

8. Il prossimo controllo

Non deve mai essere troppo ravvicinato, a meno di particolari condizioni, ma deve lasciare il tempo di far agire i farmaci e far rispondere i capelli: per una calvizie (AGA) non dovrebbe essere inferiore ai 4-6 mesi.

Riassumendo in tricologia ci sono tre differenti fasi:

  • L’accertamento attraverso un accurato check-up preliminare, con l’obiettivo di rilevare la possibile presenza di anomalie dei capelli e della cute che suggeriranno il ricorso a una consulenza dermatologica;
  • la proposta di prodotti o trattamenti finalizzati alla soluzione delle anomalie stesse. Sarà la loro entità a consigliare il semplice uso di prodotti specifici o la pianificazione di una serie di trattamenti eseguiti dal medico tricologo.
  • la preparazione all’infoltimento non chirurgico dei capelli consiste in una complessa sequenza di operazioni che vanno dalla realizzazione di un test allergologico specifico (effettuato da un dermatologo), alla misurazione e rilevazione delle caratteristiche tecniche dei capelli del cliente, fino alla preparazione dell’impianto (in modo che sia possibile fornire un prodotto il più possibile vicino ai suoi parametri tricologici) e alla relativa attivazione.

dott.ssa Rita Viscovo